Orzaiolo: cause e sintomi

Orzaiolo

L’orzaiolo è un’infezione alla palpebra che provoca un rigonfiamento dovuto a un processo d’infiammazione a carico delle ghiandole sebacee delle ciglia.

Il rigonfiamento che si presenta somiglia a un brufolo ed è simile a un ascesso, nella maggior parte dei casi compare sulla parte esterna della palpebra ma ciò non esclude la palpebra interna. Simile a un foruncolo sarà molto compatto e tondo, accompagnato da dolore, gonfiore e arrossamento della palpebra.
Le cause principali sono due: scarsa igiene e contagio. La scarsa igiene personale è uno dei fattori maggiori che provocano quest’infezione infatti, se l’occhio non è pulito bene possono accumularsi batteri, in particolare gli stafilococchi. I batteri entrano nei follicoli provocando l’infezione che sarà seguita dall’infiammazione. Un altro modo per contrarre l’orzaiolo è essere contagiati, basta soltanto che la persona infetta tocchi con le mani sporche oppure, con un oggetto personale come l’asciugamano la persona sana, per contagiarla.

Chi è affetto da blefarite ovvero un’infiammazione cronica della palpebra, è più soggetta a contrarre l’orzaiolo rispetto a una persona sana.

Come detto in precedenza l’orzaiolo è molto fastidioso, i tempi di guarigione si aggirano intorno ai 2-4 giorni, anche se chi è più sensibile, impiega molto più tempo del solito a guarire. Nei casi gravi può capitare che l’orzaiolo si presenti di grosse dimensioni e pesante, in tal caso la persona affetta dall’infezione avrebbe molta difficoltà ad aprire l’occhio ostacolando così le normali funzionalità della palpebra.
Possiamo classificare l’orzaiolo in due categorie: esterno e interno. L’orzaiolo esterno compare sul bordo della palpebra e la causa è di origine batterica a carico dei follicoli, ha l’aspetto di un brufolo con all’interno del pus. L’orzaiolo interno invece, è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio a ridosso del bulbo oculare dovuto agli stafilococchi, se non curato questo genere di orzaiolo genera cisti dolorose.

Spina calcaneare: trattamenti

Spina calcaneare

La spina calcaneare se non viene trattata in un determinato modo può causare conseguenze anche gravi.

In particolare, chi pratica attività fisica che va a sollecitare la zone del tallone, può portare alla formazione di fascite plantare cronica e borsite del calcagno. La borsite è un infiammazione della borsa sierosa posta sotto il tendine d’Achille tra cute e tendine. In particolare è causata da spine retrocalcaneari. La fascite plantare è una infiammazione provocata dalla continua puntura da parte della spina calcaneare sulla fascia muscolare posta alla base del piede.

I trattamenti che vengono effettuati per alleviare il dolore sono classificati in conservativi e chirurgici. I trattamenti conservativi hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione e tenere sotto controllo il dolore. Si comincia con il tenere il piede a risposo e sospendere l’allenamento, in caso degli atleti, e applicare il ghiaccio. Nei casi gravi si somministra farmaci antinfiammatori, cortisone e si fa uso delle infiltrazioni. Quando sarà passata la fase di infiammazione acuta si possono usare scarpe con suole morbide oppure l’uso di cuscinetti in silicone da mettere nelle calzature in modo da poter camminare. È anche utile una terapia fisica in cui si fanno massaggi al polpaccio con ghiaccio, ionoforesi ed ultrasuoni.

Le onde d’urto usate per distruggere i calcoli renali, hanno lo stesso effetto sulla sporgenza ossea, riducendo così l’osso o addirittura facendolo scomparire del tutto. Il trattamento chirurgico è finalizzato in un intervento per eliminare completamente lo sperone oppure a resezione una parte della fascia plantare in modo da ridurre la tensione che si viene a creare.

L’intervento di solito si effettua in day hospital e non è invasivo, si utilizza l’anestesia locare. Il medico incide sul tallone rimuove la spina calcaneare, richiude tutto con il punti ed il gioco è fatto. È importante indossare sempre delle scarpe adatte per l’attività fisica ed in generale scarpe comode.

Primo trimestre di gravidanza

gravidanza

Il primo trimestre di gravidanza come dice il nome comprende i primi tre mesi di gestazione. Questi sono i mesi più importanti per poter proseguire senza problemi. Molte volte le mamme in questo periodo ancora non sanno di essere incinte e anche se da fuori non si nota nulla, il corpo si sta preparando ad un grande cambiamento.

Subito dopo la fecondazione dell’ovulo nel sangue cominciano ad aumentare una moltitudine di ormoni come il progesterone e gli estrogeni. Seguire la gravidanza settimana per settimana è un idea geniale. Solo dopo che il ciclo non sarà comparso si cominceranno ad avvertire i primi segni come aumento del seno, nausea, cambiamenti nel gusto e nell’olfatto. Ogni gravidanza è una cosa a se e molte volte accade che la neo mamma non presenta nessun sintomo, oppure stia così male da non potersi muovere. Andando avanti nel tempo l’utero comincia ad aumentare di volume, la vagina e la vulva appaiono soffici. Verso la decima settimana la donna comincerà a prendere peso, il volume del sangue aumenta così cuore e polmoni devono lavorare di più. Vista la pressione sulla vescica si comincia ad avvertire un peso che porterà ad un aumento dello stimolo nell’urinare e le nausea mattutine cominceranno ad assalirvi. Queste scompariranno o si attenueranno verso la fine del quarto mese di gestazione.

È molto probabile che compaiono dolori simili a quelli delle mestruazioni, si ha molto più sonno del solito e se la nausea lo consente l’appetito aumenta. Possono presentarsi perdite di sangue che non sono sintomo di aborto spontaneo, ma in tutti i casi è sempre meglio consultare un ginecologo quando le cose non sembrano apposto. Bisogna evitare alcol, fumo, smog e gli ambienti in cui c’è molto fumo passivo.

La nicotina infatti invecchia la placenta e provoca un basso peso del bambino alla nascita. Per tutta la gravidanza, in particolare nei primi tre mesi quando si forma il feto, verrà consigliato di assume acido folico, in modo da evitare malformazioni come la spina bifida nel feto.

Finanziamenti per l’acquisto di un’automobile: guida alla scelta

finanziamenti

L’acquisto di un’automobile nuova, sia determinato dal semplice desiderio di cambiare la propria vettura ormai fuorimoda o da una reale necessità di sostituire un veicolo inutilizzabile, rappresenta per molti italiani una fonte di particolare stress, richiedendo un impegno economico che solo una minoranza è oggigiorno in grado di affrontare: per questo sempre più connazionali scelgono di ricorrere ad uno degli appositi finanziamenti studiati proprio per mantenere vivo il mercato automobilistico, attraverso i quali è possibile diluire l’onere dell’acquisto in un periodo più o meno lungo, in base alle proprie esigenze e le attuali disponibilità.

Le proposte di finanziamento per l’acquisto di un’automobile variano a seconda che si scelga di rivolgersi ad un concessionario o di ricercare in maniera autonoma la soluzione più adatta, valutando le proposte delle diverse società finanziarie, e in relazione alla natura del veicolo, che si intende acquistare, sia esso un modello appena uscito di fabbrica o un esemplare usato, a destinazione privata o commerciale.

Anche se il concessionario, cui ci rivolgiamo per l’acquisto della nostra automobile, gode della nostra fiducia per la qualità dei servizi finora offertici, è comunque opportuno non limitarci alle offerte di finanziamento da lui proposteci, che generalmente sono definite in un numero ristretto di opzioni, pari a quelle concessegli dalle società finanziarie con cui ha stretto un accordo commerciale, e potrebbero quindi non corrispondere alla soluzione migliore in relazione al nostro profilo di richiedente: una volta acquisita la sua proposta finanziaria, verifichiamo personalmente le alternative disponibili, rivolgendoci al nostro istituto bancario o usufruendo dei servizi comparativi, oggi presenti online, che ci permettono di confrontare in maniera imparziale diverse opzioni di prestito, scegliendo rapidamente quella più indicata per il nostro caso.

Il finanziamento per l’acquisto di un’auto, sia nuova od usata, non supera generalmente i 60mila euro, ma la quota effettiva varia a seconda delle garanzie di pagamento da noi offerte in relazione all’attuale disponibilità economica in nostro possesso, alla nostra condizione lavorativa ed alla presenza di beni immobili suscettibili di ipoteca: il piano di rimborso potrà quindi essere agevolmente strutturato in base alle nostre esigenze per un ammontare complessivo di 84 mesi per le nuove autovetture e di 36 mesi per i veicoli usati.

Un’alternativa alle classiche modalità di prestito è rappresanta dal leasing, una forma ibrida tra un finanziamento e un affitto, che prevede la cessione dei diritti ad utilizzare un determinato bene da parte del soggetto proprietario (la società di leasing che ha acquistato il mezzo dal concessionario) ad una terza parte, la quale si impegna a versargli una somma prestabilita a rate: al termine del periodo di leasing prestabilito, il contraente può scegliere se riscattare integralmente il bene (nel nostro caso l’automobile), pagandone una rata finale maggiorata volta a coprire il disavanzo rispetto a quanto versato fino a questo momento, ovvero rilasciare il bene al suo proprietario. Per tutelare quest’ultimo dalla naturale svalutazione del mezzo durante i mesi di utilizzo da parte del soggetto beneficiario del leasing, la prima rata è generalmente più alta delle successive, che vanno via via a scemare. Anche il leasing, come le altre forme di finanziamento, può essere richiesto sia per l’acquisto di un’automobile nuova sia per i mezzi usati, oltre che per i veicoli a destinazione industriale o commerciale, verificando di volta in volta l’ammontare delle rate suscettibili di significative variazioni proprio in relazione all’impiego, cui è destinata l’auto: va comunque precisato che per i possessori di partita IVA è prevista la possibilità di detrarre parte delle spese sostenute in virtù della destinazione strumentale dell’acquisto.

Infine, una volta individuato il finanziamento più in linea con le nostre esigenze, si possono ottimizzare i costi d’acquisto di una nuova automobile, scegliendo tra le diverse proposte di compravendita auto nuove e usate disponibili online, come quelle di questo noto portale.

Alitosi: È possibile prevenirla? Se si come?

L’alitosi è possibile prevenirla tramite degli atteggiamenti che possiamo modificare nel corso della giornata. Come al solito una corretta ed equilibrata alimentazione aiuta grazie alla varietà di nutrimenti che assumiamo e alle loro proprietà intrinseche.

Ovviamente evitiamo gli alimenti che sappiamo hanno un odoro molto forte e pungente come cavolo, aglio, cipolla, verza e tutti quei cibi molto grassi come formaggi o ricchi di aminoacidi solforati, i quali per natura presentano zolfo nella struttura, che come sappiamo non ha un odore tra i più piacevoli. È implicito mettere da parte il tabacco e il caffè. Mangiamo molta frutta e verdura che grazie alle grosse quantità d’acqua promuovono la salivazione. Per il motivo opposto limitiamo l’uso degli alcolici, in quanto l’alcol si lega alle molecole d’acqua e provoca disidratazione.

La dieta mediterranea è la più indicata perché mangiando 5 volte al giorno limitiamo i lunghi intervalli tra i pasti. Le gomme e le caramelle aiutano molto alla produzione della saliva, ma preferiamole senza zuccheri e magari con xilitolo, utile per i denti. Di fondamentale importanza è la corretta igiene orale, scegliamo uno spazzolino adatto alla nostra bocca, non usatene uno con setole dure se avete le gengive delicate, peggiorereste la situazione. Oggi in commercio la scelta è molto vasta, così anche per il dentifricio, se avete dubbi potete chiedere al vostro dentista indicazioni precise su che modello fa per voi.

L’uso del collutorio anche gioca il suo ruolo, essi riducono o eliminano temporaneamente l’alitosi. Quelli che contengono Clorexidina e Cetilpiridinoclururo abbassano la carica batterica e sono particolarmente indicati per chi soffre di parodontite. In commercio negli ultimi tempi sono stati sponsorizzati molti rimedi sotto forma di collutori i quali promettono di andare all’origine del problema andando ad eliminare i batteri che proliferano nel cavo orale.

Colone irritabile e pancia gonfia: possono dipendere dal colesterolo alto?

colesterolo

Non esiste una diretta correlazione tra le tre diverse patologie, ma sconfiggere l’una può aiutarci a sconfiggere le altre. Vediamo come.

La sindrome del colon irritabile è piuttosto fastidiosa. È accompagnata da pancia gonfia e irregolarità intestinale, con episodi non troppo sporadici di stipsi e diarrea. Non esiste una diretta correlazione tra la sindrome del colon irritabile, e quindi al presenza di pancia gonfia e i valori di colesterolo alto, ma una cosa è certa: eliminare il colesterolo alto con una opportuna dieta, ci aiuterà anche a eliminare i problemi connessi al colon irritabile. Questo perché per eliminare il colesterolo alto si deve tenere un regime alimentare molto simile a quello dedito all’eliminazione della pancia gonfia: molte fibre, poco zucchero, niente grassi composti, meglio anzi niente grassi in assoluto, e tanta, ma tanta acqua, da bere durante tutto l’arco della giornata, meglio se lontano dai pasti.

Insomma, esistono delle linee guida della dieta che possono aiutarci a sia a combattere il colesterolo alto che la pancia gonfia. Le fibre, ad esempio. Mangiare tanta frutta e verdura ricca in fibre, permette di regolarizzare l’intestino e di conseguenza combattere la pancia gonfia e la sindrome del colon irritabile. Fate attenzione però. I primi giorni in cui aumenterete le fibre nella dieta, la pancia tenderà a gonfiare ancora più del solito. È questione di abitudine. Il colon irritabile ha difficoltà a espellere le fibre velocemente queste si depositeranno sulle pareti intestinali gonfiando ulteriormente la pancia. Ma questo piccolo problema vi durerà solo qualche giorno. Passati i primi tempi, infatti, starete meglio e potrete notare i primi benefici. La regolarizzazione dell’intestino, avrà dei benefici anche sul vostro umore. Starete meglio, vi sentirete meno stressati e affronterete meglio la giornata.

Dunque è possibile ridurre con la sola alimentazione sia la sindrome del colon irritabile, che la fastidiosa presenza della pancia gonfia e il colesterolo alto? La risposta potrebbe essere sì. Ma solo dopo aver parlato con il vostro medico, che vi saprà definire i termini giusti per la cura, scoprirà con esami specifici le cause del vostro disagio e vi consiglierà sul da farsi. Mai fare da soli. La dieta deve essere prescritta da un medico competente che terrà conto di tutti i vostri problemi. Ad esempio, se la patologia del colon irritabile vi porta anche a problemi legati alla presenza di diverticoli, alcuni tipi di verdura è bene che gli escludiate.

Questo significa che una alimentazione sana potrebbe non essere sufficiente per guarire da tutte e tre le patologie. dipende da cosa sono scatenate.

Augmentin: quali malattie combattere

gravidanza

Anche le donne in gravidanza, così come le restanti donne hanno il rischio di ammalarsi tramite infezioni batteriche e virali. L’unica differenza è per le infezioni batteriche alle vie urinarie le quali, per via della gravidanza, si presentano molto più spesso del normale.

Il corpo durante il periodo di gestazione porta ad un immunodepressione focalizzata a non riconoscere il feto come agente patogeno ed estraneo, ma questo non comporta una maggiore predisposizione alle infezioni. L’infezione può arrivare al feto attraverso la placenta o infettare il bambino nel canale vaginale durante il parto, con conseguenze molto gravi come l’aborto spontaneo oppure infezioni neonatali. I primi tre mesi della gestazione sono i più vulnerabili perché il corpo della madre è concentrato sul bambino. Per questo motivo è importante, se non strettamente necessario, evitare di assumere qualsiasi farmaco se non davvero importante. Se proprio, invece, non ne potete fare a meno, ecco qualche consiglio su come sia possibile assumere l’augmentin in gravidanza e cosa comporta.

Le infezioni di origine batterica più conosciute in gravidanza sono date da quattro tipo di batteri: Listeria Monocytogenes, Streptococcus Aggalactiae, Chlamydua Trachomatis e Treoponema Pallidum. La Listeria è un batterio presente nel terreno, può essere introdotto tramite l’ingestione di alcuni alimenti come verdure crude, latte e derivati non trattati termicamente, pollame e carni. Questo batterio provoca la listeriosi, malattia che presenta sintomi di tipo influenzale, causando l’aborto spontaneo. Se il bambino contrae il batterio durante il parto il nascituro presenterà la meningite.

Lo Streptococcus è un batterio normalmente presente nel canale vaginale e nell’intestino ed è del tutto innocuo. Il problema si pone durante il parto dove, il bambino passando per il canale vaginale, può essere contaminato e presentare in seguito meningite o polmonite. La Chlamydia è una batterio trasmesso sessualmente, durante la gravidanza se contratta causa parto prematuro e congiuntivite o polmonite nel bambino. Il Treponema o meglio conosciuto come batterio che causa la sifilide provoca: morte del feto nell’utero, morte alla nascita e i bambini che riescono a sopravvivere al parto riscontrano alterazione negli organi.

Diventare mamma: come affrontare una gravidanza

gravidanza

La gravidanza è sicuramente uno dei periodi più belli per ogni donna. E’ un’esperienza unica, che cambia la vita sia psicologicamente che fisicamente. Nulla sarà come prima dopo la nascita del bambino: la famiglia si trasforma e il cambiamento coinvolge entrambi i futuri genitori.

Ma come affrontare i nove mesi di gravidanza? Quali sono le visite da fare e soprattutto cosa è bene evitare di mangiare? Su MammeOggi.it abbiamo letto un articolo interessantissimo su come affrontare la gravidanza settimana per settimana. Innanzitutto, la prima regola da tenere bene in mente per affrontare serenamente la gravidanza è sentirne profondamente la consapevolezza.
Sicuramente la gestazione è una fase particolare, ma deve essere vissuta con serenità e con cognizione.

Quindi la prima cosa da fare è recarsi dal ginecologo di fiducia. Ma assieme alla visita ginecologica bisognerà presentare al proprio medico anche la lista di esami del sangue che si dovranno effettuare.
Infatti ci sono svariati esami del sangue che vanno fatti obbligatoriamente in maniera tale da essere sicuri che alcune malattie sono state già maturate dalla futura mamma (come ad esempio la toxoplasmosi o la rosolia).

La seconda regola invece è evitare lo stress. A questo riguardo è di vitale importanza impegnarsi a prendere la vita con più calma. E’ necessario oltretutto, riposare per almeno 8 ore a notte e un’oretta durante il pomeriggio. La serenità dell’ambiente familiare deve rafforzarsi e contemporaneamente consolidarsi durante i nove mesi di gravidanza.

Inoltre, se si è all’inizio della gestazione, e si sta fumando, questo è il momento giusto per smettere di fumare. Per chi non lo sa, il bambino neutralizza tutto dalla mamma, persino gli umori.

Affrontare bene la gravidanza significa anche mangiare in modo sano e naturale. Erroneamente a quanti molti pensano, una donna incinta non è malata, e pertanto non deve comportarsi come tale. La gravidanza è un percorso che va affrontato con maturità ed equilibrio, facendo proprie le buone abitudini.

L’alimentazione, in questa fase delicata della propria vita, è un aspetto molto importante e pertanto non va trascurato. Infatti è stato appurato che la crescita del bambino dipende in principal modo dal nutrimento che riceve dentro l’utero.

Soprattutto nel primo trimestre di gestazione, una buona ed equilibrata alimentazione è essenziale. Quindi, per i vari processi fisiologici, l’apporto di principi nutritivi, quali frutta e verdura, lipidi, proteine e carboidrati sono necessari per salvaguardare lo sviluppo del feto.
Mentre è consigliabile evitare di bere alcolici, caffè, tè.

Non è vero che una donna in dolce attesa debba mangiare per due. Deve però fare un buon rifornimento di vitamine e di omega3. Quindi si a tanto pesce e a tanta frutta e verdura. Attenzione invece agli insaccati, alla carne cruda o alla frutta e verdura non lavata bene. Infatti il pericolo toxoplasmosi si nasconde proprio tra gli alimenti.

La dieta è molto importante per la fisiologica evoluzione della gestazione, del parto e del puerperio. E’ necessario oltretutto scegliere cibi di qualità. Purtroppo la diffusione di alimenti ipercalorici porta il consumo quotidiano a superare le 3000 kcal e questo determina un eccessivo incremento ponderale.

L’eccessivo aumento di peso comporta per la futura madre un affaticamento e può predisporre al diabete gestazionale.

via: www.mammeoggi.it

Mercato immobiliare: a Roma preferiti i bilocali

ristrutturazione

Da pochi giorni è stato presentato da Tecnocasa un documento con un’analisi sull’andamento del mercato immobiliare a Roma nei primi sei mesi del 2014.

I dati principali segnalati sono la diminuzione delle quotazioni degli immobili dell’1,8%, risultato moderatamente positivo se si tiene conto dei dati degli ultimi due anni (quotazioni – 9% di media), e l’aumento delle compravendite del 21,4% nei primi tre mesi dell’anno in corso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sono inoltre emersi dati molto interessanti sul comportamento di venditori e acquirenti romani. Il più alto numero di richieste riguarda i bilocali, con il 40%, seguito a poca distanza dalle richieste per i trilocali, al 36%. Il restante 25% è diviso tra le altre soluzioni abitative, di cui in aumento sono le richieste per appartamenti con 4 o più locali e in diminuzione quelle per le altre tipologie.

Lo studio rivela che il budget più comune dei potenziali acquirenti varia dai 250 mila ai 350 mila euro, l’85% circa dei quali è interessato all’acquisto come abitazione principale mentre il 15% come investimento, ed il restante 0,1% è interessato ad una casa vacanza. La fascia d’età più rappresentativa per l’acquisto di una casa va dai 35 ai 44 anni.

Entrando più nello specifico, la zona che ha subito meno gli andamenti altalenanti del mercato è quella centrale, con una diminuzione quasi trascurabile dei valori degli immobili dello 0,3%. In questa zona si concentrano le richieste di acquisto per case vacanza, dove ci sono le aree di maggior interesse turistico (Campo dei Fiori, Piazza Navona e il Tridente).

A Piazza di Spagna le richieste per immobili ristrutturati arrivano a toccare i 13 mila euro al mq. A livello di affitti il mercato è sostenuto dalle sempre alte richieste di professionisti e studenti, con un costo di locazione mensile medio di circa 1100 euro. L’area Cassia – Torrevecchia è invece quella che ha registrato il calo dei prezzi maggiore nella capitale, con un – 3,3%.

Tutto sommato l’andamento non è così negativo, e complice il fatto che Roma è una città sempre molto ricercata questi numeri possono dare un minimo di speranza per un rilancio del mercato immobiliare.

Se anche tu sei tra quelli che ha acquistato casa o ha deciso di prendere in affitto un nuovo appartamento ma non ti sei ancora trasferito troverai sicuramente utile questo link: Traslochi Roma

Aborto spontaneo: cos’è, quali sono i sintomi e come avviene

Aborto spontaneo

L’aborto spontaneo indica l’interruzione della gravidanza in modo naturale senza l’utilizzo di farci entro la ventesima settimana di gestazione. Secondo studi scientifici circa il 10-25% delle donne in età fertile è a rischio di aborto spontaneo, ma man mano che la mamma aumenta di età, il rischio è direttamente proporzionale.

Le donne di età maggiore ai 35 anni hanno una probabilità di abortire spontaneamente del 15%. Tra i 35 e i 45 anni si sale al 20-30%, superati invece i 50 anno il rischio di un aborto è pari al 50%. Inoltre se la donna in una precedente gravidanza ha avuto un aborto spontaneo, le probabilità future che riaccade sono del 25%. Un aborto non avviene così da un momento all’altro ma è seguito da una serie di sintomi che possono mettere la mamma in allarme, in modo da recarsi subito in pronto soccorso o dal ginecologo.

Uno dei principali sintomi è il mal di schiena, molto simili a quelli che vengono durante le mestruazioni, possono essere di entità molto lievi fino a creare problemi nello stare in piedi. Si avvertono delle vere e proprie contrazioni all’incirca ogni 5-20 minuti, le contrazioni si presentano come dei crampi molto forti. Avviene la produzione di muco color bianco- rosato e si mostrano perdite marroni o rosso molto acceso oppure coaguli di sangue. Anche se il sanguinamento vaginale è sintomo di un aborto spontaneo, molto volte durante le prime fasi della gravidanza possono avvenire delle perdite ematiche di colore vivo senza che l’aborto avvenga. In tutti casi appena si riscontra qualcosa di strano è buona norma contattare subito il medico.

Una delle principali cause dell’aborto spontaneo nei primi tre mesi è l’anomalia cromosomica del feto, dovuta ad un problema dello sperma o dell’ovaio. Invece se l’aborto avviene tra il terzo e il sesto mese le cause sono da collegare a problemi legati dall’utero o alla cervice. In particolare le donne che soffrono di ovaio policistico hanno una probabilità triplicata rispetto ad una donna sana di abortire.