Agopuntura per dimagrire: è realmente efficace?

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L’agopuntura è una tecnica orientale, di provenienza principalmente cinese, i cui benefici sembrano essere vasti ma non sempre accertabili clinicamente. Domandiamoci pertanto, in questo aggiornamento, se l’agopuntura sia realmente efficace per dimagrire, e in che modo poter procedere positivamente a tale tecnica.

Agopuntura per dimagrire: funziona?

Il ricorso alla tecnica dell’agopuntura per scopi dimagranti non è certamente una novità nel mondo orientale e, più recentemente, in quello occidentale. Purtroppo, come spesso accade per altri utilizzi dell’agopuntura, è difficile dare una risposta alla domanda del nostro paragrafo: se infatti in alcuni casi i risultati ottenuti in termini di perdite di peso sono stati molto interessanti, in altri casi non si sono riscontrati benefici. È insomma molto difficile cercare di monitorare l’evoluzione del proprio peso, e l’effettiva efficacia di tale tecnica per dimagrire.

Quel che invece sembra certo è che il ricorso all’agopuntura per dimagrire cerca di scovare le cause di fondo del dimagrimento, andando quindi a mixare determinanti di natura fisica e psicologica, a loro volta sottostanti le condizioni di obesità. Si tenga inoltre conto che i trattamenti sono generalmente poco invasivi (non sono avvertiti dolori o fastidi) e che non ci sono quindi effetti negativi. Val quindi la perdita del tentar non nuoce?

Agopuntura per dimagrire: ecco come funziona

La risposta alla domanda che chiude il precedente paragrafo è naturalmente negativa. Sottoporsi all’agopuntura per semplice curiosità non è infatti il giusto modo per approcciare a questa tecnica. Meglio invece cercare di avvicinarsi all’agopuntura con coscienza e ottimismo, accompagnando tale tecnica a uno stile di vita nuovo e più equilibrato, e maggiormente rispettoso del proprio organismo.

Sancito quanto precede, ricordiamo che l’agopuntura viene effettuata utilizzando degli aghi sottilissimi e monouso, con i quali andare a toccare tra i 5 e i 20 punti nel nostro corpo (esistono, secondo la medicina cinese, diverse centinaia di punti energetici da stimolare).

Ebbene, sulla base della condizione fisica e psicologica, l’agopuntore cercherà di stimolare i giusti riferimenti energetici. Ecco alcuni esempi di “zone” nelle quali l’agopuntore cercherà di operare:

  • Orecchio: è una zona frequentemente stimolata da coloro i quali hanno problemi di fame compulsiva, e amano le abbuffate continue

  • Stomaco: spesso abbinato all’agopuntura nella zona dell’orecchio, è un’area nella quale si opera quando la fame è non solo compulsiva, ma accompagnata da problemi di digestione

  • Petto: si opera nella zona del petto, in parallelo ai polmoni, per cercare di ridurre il senso di eccesso nell’assunzione di cioccolata e dolci

  • Intimo: le zone intorno ai genitali femminili sono a volte utilizzate per cercare di attenuare gli squilibri che sorgono durante la menopausa e nelle sindrome premestruali

  • Reni: ritenzione idrica, stress, squilibrio ormonale e altri fattori possono essere interessati dall’agopuntura in queste zone

  • Tiroide: secondo alcuni, applicando degli aghi nella zona sarebbe possibile attenuare gli effetti dell’ipotiroidismo, stimolando il metabolismo.

Sancito quanto precede, e pur essendo l’agopuntura facente parte della medicina “alternativa”, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgervi al vostro medico di fiducia, ed evitare di avviare dei cicli terapeutici (per quanto privi di particolari controindicazioni) senza un preventivo consulto.

via: wikipedia.it

Tanti buoni motivi per scegliere le case in legno

case in legno

Costruire case in legno è una tendenza diffusa ormai da molto tempo negli U.S.A. e nel nord Europa. In Italia c’è ancora molto scetticismo riguardo l’argomento, a causa della poca informazione e delle difficoltà burocratiche che si devono affrontare per avviare tutte le pratiche per la costruzione.

Negli ultimi anni però, si è registrato un aumento dell’interesse verso questo tipo di costruzioni, soprattutto al nord.

Tra le caratteristiche che hanno innescato questa inversione di tendenza ci sono sicuramente la velocità di realizzazione e i costi molto ridotti, la crescente attenzione dei cittadini verso il risparmio energetico e l’eco-sostenibilità, ma anche le conseguenze degli ultimi terremoti all’Aquila e in Emilia.

Una delle caratteristiche più rilevanti delle case in legno, infatti, è la sicurezza. In caso di sisma, il legno ha una resistenza maggiore rispetto alle case in cemento o calcestruzzo, grazie alla sua enorme elasticità.

I prefabbricati in legno sono a tutti gli effetti case ecologiche, con un isolamento termico maggiore delle case in cemento, grazie al basso coefficiente di conducibilità termica del legno. Ne consegue quindi un minor consumo di riscaldamento durante i mesi invernali, con un risparmio economico dell’ordine di circa il 70-80% annui.

E’ vero anche che il legno è un materiale naturale, riciclabile e non inquinante, quindi eco-sostenibile al 100%.

E in caso di incendio? Le case in legno sono anche ignifughe. Il legno è un materiale combustibile ma brucia lentamente, dell’esterno verso l’interno, proteggendo così più a lungo la parte più interna e portante della struttura, dando il tempo di intervenire prima di un eventuale crollo. In caso di temperature molto alte il cemento o il ferro, invece, collassano improvvisamente.

E i tarli? Sicuramente vi sarete fatti anche questa domanda. Nessun pericolo, i legni di conifere utilizzati sono resinosi (abete, pino, larice), e costituiscono un ambiente ostile per tutti i tipi di parassiti.

Va anche detto che la manutenzione di una casa in legno è pari a quella di un edificio in muratura tradizionale.

Dopo tutti questi aspetti positivi non esiste alcun motivo per preferire un fabbricato in cemento. Grazie alle nuove tecnologie costruttive e a materiali ecologici, oggi possiamo avere la nostra casa ideale in poco tempo, spendendo poco e avendo cura dell’ambiente.

Come e quando effettuare la revisione della moto

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La revisione è un obbligo anche per i motociclisti, il Codice della Strada prevede infatti che moto e scooter vengano sottoposti a rigidi controlli di idoneità quanto le automobili.

La prima revisione di un motociclo deve essere fatta alla scadenza del quarto anno seguente l’immatricolazione, alla quale il mezzo verrà sottoposto ad un vero e proprio test, per attestarne le condizioni meccaniche, l’efficienza dell’impianto frenante, l’impianto elettrico, lo stato di sospensioni, l’usura dei pneumatici, il livello di rumorosità e delle emissioni inquinanti, le condizioni del telaio e della carrozzeria.

Dopo la prima revisione, il motociclo dovrà essere revisionato ogni due anni, sempre nello stesso mese in sui è stato immatricolato.

Anticipare la revisione non è conveniente, in quanto verrà poi presa in considerazione quella come data per le seguenti. Ad esempio se la revisione è prevista per maggio 2015 e voi decideste di farla a febbraio 2015 quella successiva avrà scadenza nel febbraio 2017, perdendo quindi tre mesi di copertura. Se invece il vostro mezzo presenta delle anomalie o dei malfunzionamenti è sconsigliabile attendere mesi per arrivare alla data prevista per la revisione, mettendo in pericolo la circolazione stradale.

Una volta passato il mese di scadenza della revisione il motociclo non può più circolare, anche per portarlo in officina sarà necessario trasportarlo con un mezzo quale un furgone.

Per chi circola oltre la data di scadenza della revisione sono previste sanzioni amministrative fino ad un importo massimo di 624€ ed il ritiro del libretto di circolazione, del quale si potrà rientrare in possesso solo una volta passata la revisione. Inoltre in caso di incidente la vostra compagnia assicurativa può decidere di non rispondere o di rivalersi sul proprietario del mezzo.

Sono quindi molteplici i motivi per cui tenere bene a mente la data di scadenza della vostra moto o del vostro scooter, ed affidarvi alla competenza di un officina di fiducia. Vantaggiose anche le offerte online proposte in siti come www.rideup.eu, che vi permetteranno di coniugare la qualità del servizio e il giusto prezzo.

Orzaiolo: cause e sintomi

Orzaiolo

L’orzaiolo è un’infezione alla palpebra che provoca un rigonfiamento dovuto a un processo d’infiammazione a carico delle ghiandole sebacee delle ciglia.

Il rigonfiamento che si presenta somiglia a un brufolo ed è simile a un ascesso, nella maggior parte dei casi compare sulla parte esterna della palpebra ma ciò non esclude la palpebra interna. Simile a un foruncolo sarà molto compatto e tondo, accompagnato da dolore, gonfiore e arrossamento della palpebra.
Le cause principali sono due: scarsa igiene e contagio. La scarsa igiene personale è uno dei fattori maggiori che provocano quest’infezione infatti, se l’occhio non è pulito bene possono accumularsi batteri, in particolare gli stafilococchi. I batteri entrano nei follicoli provocando l’infezione che sarà seguita dall’infiammazione. Un altro modo per contrarre l’orzaiolo è essere contagiati, basta soltanto che la persona infetta tocchi con le mani sporche oppure, con un oggetto personale come l’asciugamano la persona sana, per contagiarla.

Chi è affetto da blefarite ovvero un’infiammazione cronica della palpebra, è più soggetta a contrarre l’orzaiolo rispetto a una persona sana.

Come detto in precedenza l’orzaiolo è molto fastidioso, i tempi di guarigione si aggirano intorno ai 2-4 giorni, anche se chi è più sensibile, impiega molto più tempo del solito a guarire. Nei casi gravi può capitare che l’orzaiolo si presenti di grosse dimensioni e pesante, in tal caso la persona affetta dall’infezione avrebbe molta difficoltà ad aprire l’occhio ostacolando così le normali funzionalità della palpebra.
Possiamo classificare l’orzaiolo in due categorie: esterno e interno. L’orzaiolo esterno compare sul bordo della palpebra e la causa è di origine batterica a carico dei follicoli, ha l’aspetto di un brufolo con all’interno del pus. L’orzaiolo interno invece, è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio a ridosso del bulbo oculare dovuto agli stafilococchi, se non curato questo genere di orzaiolo genera cisti dolorose.

Spina calcaneare: trattamenti

Spina calcaneare

La spina calcaneare se non viene trattata in un determinato modo può causare conseguenze anche gravi.

In particolare, chi pratica attività fisica che va a sollecitare la zone del tallone, può portare alla formazione di fascite plantare cronica e borsite del calcagno. La borsite è un infiammazione della borsa sierosa posta sotto il tendine d’Achille tra cute e tendine. In particolare è causata da spine retrocalcaneari. La fascite plantare è una infiammazione provocata dalla continua puntura da parte della spina calcaneare sulla fascia muscolare posta alla base del piede.

I trattamenti che vengono effettuati per alleviare il dolore sono classificati in conservativi e chirurgici. I trattamenti conservativi hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione e tenere sotto controllo il dolore. Si comincia con il tenere il piede a risposo e sospendere l’allenamento, in caso degli atleti, e applicare il ghiaccio. Nei casi gravi si somministra farmaci antinfiammatori, cortisone e si fa uso delle infiltrazioni. Quando sarà passata la fase di infiammazione acuta si possono usare scarpe con suole morbide oppure l’uso di cuscinetti in silicone da mettere nelle calzature in modo da poter camminare. È anche utile una terapia fisica in cui si fanno massaggi al polpaccio con ghiaccio, ionoforesi ed ultrasuoni.

Le onde d’urto usate per distruggere i calcoli renali, hanno lo stesso effetto sulla sporgenza ossea, riducendo così l’osso o addirittura facendolo scomparire del tutto. Il trattamento chirurgico è finalizzato in un intervento per eliminare completamente lo sperone oppure a resezione una parte della fascia plantare in modo da ridurre la tensione che si viene a creare.

L’intervento di solito si effettua in day hospital e non è invasivo, si utilizza l’anestesia locare. Il medico incide sul tallone rimuove la spina calcaneare, richiude tutto con il punti ed il gioco è fatto. È importante indossare sempre delle scarpe adatte per l’attività fisica ed in generale scarpe comode.

Primo trimestre di gravidanza

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Il primo trimestre di gravidanza come dice il nome comprende i primi tre mesi di gestazione. Questi sono i mesi più importanti per poter proseguire senza problemi. Molte volte le mamme in questo periodo ancora non sanno di essere incinte e anche se da fuori non si nota nulla, il corpo si sta preparando ad un grande cambiamento.

Subito dopo la fecondazione dell’ovulo nel sangue cominciano ad aumentare una moltitudine di ormoni come il progesterone e gli estrogeni. Seguire la gravidanza settimana per settimana è un idea geniale. Solo dopo che il ciclo non sarà comparso si cominceranno ad avvertire i primi segni come aumento del seno, nausea, cambiamenti nel gusto e nell’olfatto. Ogni gravidanza è una cosa a se e molte volte accade che la neo mamma non presenta nessun sintomo, oppure stia così male da non potersi muovere. Andando avanti nel tempo l’utero comincia ad aumentare di volume, la vagina e la vulva appaiono soffici. Verso la decima settimana la donna comincerà a prendere peso, il volume del sangue aumenta così cuore e polmoni devono lavorare di più. Vista la pressione sulla vescica si comincia ad avvertire un peso che porterà ad un aumento dello stimolo nell’urinare e le nausea mattutine cominceranno ad assalirvi. Queste scompariranno o si attenueranno verso la fine del quarto mese di gestazione.

È molto probabile che compaiono dolori simili a quelli delle mestruazioni, si ha molto più sonno del solito e se la nausea lo consente l’appetito aumenta. Possono presentarsi perdite di sangue che non sono sintomo di aborto spontaneo, ma in tutti i casi è sempre meglio consultare un ginecologo quando le cose non sembrano apposto. Bisogna evitare alcol, fumo, smog e gli ambienti in cui c’è molto fumo passivo.

La nicotina infatti invecchia la placenta e provoca un basso peso del bambino alla nascita. Per tutta la gravidanza, in particolare nei primi tre mesi quando si forma il feto, verrà consigliato di assume acido folico, in modo da evitare malformazioni come la spina bifida nel feto.

Finanziamenti per l’acquisto di un’automobile: guida alla scelta

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L’acquisto di un’automobile nuova, sia determinato dal semplice desiderio di cambiare la propria vettura ormai fuorimoda o da una reale necessità di sostituire un veicolo inutilizzabile, rappresenta per molti italiani una fonte di particolare stress, richiedendo un impegno economico che solo una minoranza è oggigiorno in grado di affrontare: per questo sempre più connazionali scelgono di ricorrere ad uno degli appositi finanziamenti studiati proprio per mantenere vivo il mercato automobilistico, attraverso i quali è possibile diluire l’onere dell’acquisto in un periodo più o meno lungo, in base alle proprie esigenze e le attuali disponibilità.

Le proposte di finanziamento per l’acquisto di un’automobile variano a seconda che si scelga di rivolgersi ad un concessionario o di ricercare in maniera autonoma la soluzione più adatta, valutando le proposte delle diverse società finanziarie, e in relazione alla natura del veicolo, che si intende acquistare, sia esso un modello appena uscito di fabbrica o un esemplare usato, a destinazione privata o commerciale.

Anche se il concessionario, cui ci rivolgiamo per l’acquisto della nostra automobile, gode della nostra fiducia per la qualità dei servizi finora offertici, è comunque opportuno non limitarci alle offerte di finanziamento da lui proposteci, che generalmente sono definite in un numero ristretto di opzioni, pari a quelle concessegli dalle società finanziarie con cui ha stretto un accordo commerciale, e potrebbero quindi non corrispondere alla soluzione migliore in relazione al nostro profilo di richiedente: una volta acquisita la sua proposta finanziaria, verifichiamo personalmente le alternative disponibili, rivolgendoci al nostro istituto bancario o usufruendo dei servizi comparativi, oggi presenti online, che ci permettono di confrontare in maniera imparziale diverse opzioni di prestito, scegliendo rapidamente quella più indicata per il nostro caso.

Il finanziamento per l’acquisto di un’auto, sia nuova od usata, non supera generalmente i 60mila euro, ma la quota effettiva varia a seconda delle garanzie di pagamento da noi offerte in relazione all’attuale disponibilità economica in nostro possesso, alla nostra condizione lavorativa ed alla presenza di beni immobili suscettibili di ipoteca: il piano di rimborso potrà quindi essere agevolmente strutturato in base alle nostre esigenze per un ammontare complessivo di 84 mesi per le nuove autovetture e di 36 mesi per i veicoli usati.

Un’alternativa alle classiche modalità di prestito è rappresanta dal leasing, una forma ibrida tra un finanziamento e un affitto, che prevede la cessione dei diritti ad utilizzare un determinato bene da parte del soggetto proprietario (la società di leasing che ha acquistato il mezzo dal concessionario) ad una terza parte, la quale si impegna a versargli una somma prestabilita a rate: al termine del periodo di leasing prestabilito, il contraente può scegliere se riscattare integralmente il bene (nel nostro caso l’automobile), pagandone una rata finale maggiorata volta a coprire il disavanzo rispetto a quanto versato fino a questo momento, ovvero rilasciare il bene al suo proprietario. Per tutelare quest’ultimo dalla naturale svalutazione del mezzo durante i mesi di utilizzo da parte del soggetto beneficiario del leasing, la prima rata è generalmente più alta delle successive, che vanno via via a scemare. Anche il leasing, come le altre forme di finanziamento, può essere richiesto sia per l’acquisto di un’automobile nuova sia per i mezzi usati, oltre che per i veicoli a destinazione industriale o commerciale, verificando di volta in volta l’ammontare delle rate suscettibili di significative variazioni proprio in relazione all’impiego, cui è destinata l’auto: va comunque precisato che per i possessori di partita IVA è prevista la possibilità di detrarre parte delle spese sostenute in virtù della destinazione strumentale dell’acquisto.

Infine, una volta individuato il finanziamento più in linea con le nostre esigenze, si possono ottimizzare i costi d’acquisto di una nuova automobile, scegliendo tra le diverse proposte di compravendita auto nuove e usate disponibili online, come quelle di questo noto portale.

Alitosi: È possibile prevenirla? Se si come?

L’alitosi è possibile prevenirla tramite degli atteggiamenti che possiamo modificare nel corso della giornata. Come al solito una corretta ed equilibrata alimentazione aiuta grazie alla varietà di nutrimenti che assumiamo e alle loro proprietà intrinseche.

Ovviamente evitiamo gli alimenti che sappiamo hanno un odoro molto forte e pungente come cavolo, aglio, cipolla, verza e tutti quei cibi molto grassi come formaggi o ricchi di aminoacidi solforati, i quali per natura presentano zolfo nella struttura, che come sappiamo non ha un odore tra i più piacevoli. È implicito mettere da parte il tabacco e il caffè. Mangiamo molta frutta e verdura che grazie alle grosse quantità d’acqua promuovono la salivazione. Per il motivo opposto limitiamo l’uso degli alcolici, in quanto l’alcol si lega alle molecole d’acqua e provoca disidratazione.

La dieta mediterranea è la più indicata perché mangiando 5 volte al giorno limitiamo i lunghi intervalli tra i pasti. Le gomme e le caramelle aiutano molto alla produzione della saliva, ma preferiamole senza zuccheri e magari con xilitolo, utile per i denti. Di fondamentale importanza è la corretta igiene orale, scegliamo uno spazzolino adatto alla nostra bocca, non usatene uno con setole dure se avete le gengive delicate, peggiorereste la situazione. Oggi in commercio la scelta è molto vasta, così anche per il dentifricio, se avete dubbi potete chiedere al vostro dentista indicazioni precise su che modello fa per voi.

L’uso del collutorio anche gioca il suo ruolo, essi riducono o eliminano temporaneamente l’alitosi. Quelli che contengono Clorexidina e Cetilpiridinoclururo abbassano la carica batterica e sono particolarmente indicati per chi soffre di parodontite. In commercio negli ultimi tempi sono stati sponsorizzati molti rimedi sotto forma di collutori i quali promettono di andare all’origine del problema andando ad eliminare i batteri che proliferano nel cavo orale.

Colone irritabile e pancia gonfia: possono dipendere dal colesterolo alto?

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Non esiste una diretta correlazione tra le tre diverse patologie, ma sconfiggere l’una può aiutarci a sconfiggere le altre. Vediamo come.

La sindrome del colon irritabile è piuttosto fastidiosa. È accompagnata da pancia gonfia e irregolarità intestinale, con episodi non troppo sporadici di stipsi e diarrea. Non esiste una diretta correlazione tra la sindrome del colon irritabile, e quindi al presenza di pancia gonfia e i valori di colesterolo alto, ma una cosa è certa: eliminare il colesterolo alto con una opportuna dieta, ci aiuterà anche a eliminare i problemi connessi al colon irritabile. Questo perché per eliminare il colesterolo alto si deve tenere un regime alimentare molto simile a quello dedito all’eliminazione della pancia gonfia: molte fibre, poco zucchero, niente grassi composti, meglio anzi niente grassi in assoluto, e tanta, ma tanta acqua, da bere durante tutto l’arco della giornata, meglio se lontano dai pasti.

Insomma, esistono delle linee guida della dieta che possono aiutarci a sia a combattere il colesterolo alto che la pancia gonfia. Le fibre, ad esempio. Mangiare tanta frutta e verdura ricca in fibre, permette di regolarizzare l’intestino e di conseguenza combattere la pancia gonfia e la sindrome del colon irritabile. Fate attenzione però. I primi giorni in cui aumenterete le fibre nella dieta, la pancia tenderà a gonfiare ancora più del solito. È questione di abitudine. Il colon irritabile ha difficoltà a espellere le fibre velocemente queste si depositeranno sulle pareti intestinali gonfiando ulteriormente la pancia. Ma questo piccolo problema vi durerà solo qualche giorno. Passati i primi tempi, infatti, starete meglio e potrete notare i primi benefici. La regolarizzazione dell’intestino, avrà dei benefici anche sul vostro umore. Starete meglio, vi sentirete meno stressati e affronterete meglio la giornata.

Dunque è possibile ridurre con la sola alimentazione sia la sindrome del colon irritabile, che la fastidiosa presenza della pancia gonfia e il colesterolo alto? La risposta potrebbe essere sì. Ma solo dopo aver parlato con il vostro medico, che vi saprà definire i termini giusti per la cura, scoprirà con esami specifici le cause del vostro disagio e vi consiglierà sul da farsi. Mai fare da soli. La dieta deve essere prescritta da un medico competente che terrà conto di tutti i vostri problemi. Ad esempio, se la patologia del colon irritabile vi porta anche a problemi legati alla presenza di diverticoli, alcuni tipi di verdura è bene che gli escludiate.

Questo significa che una alimentazione sana potrebbe non essere sufficiente per guarire da tutte e tre le patologie. dipende da cosa sono scatenate.

Augmentin: quali malattie combattere

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Anche le donne in gravidanza, così come le restanti donne hanno il rischio di ammalarsi tramite infezioni batteriche e virali. L’unica differenza è per le infezioni batteriche alle vie urinarie le quali, per via della gravidanza, si presentano molto più spesso del normale.

Il corpo durante il periodo di gestazione porta ad un immunodepressione focalizzata a non riconoscere il feto come agente patogeno ed estraneo, ma questo non comporta una maggiore predisposizione alle infezioni. L’infezione può arrivare al feto attraverso la placenta o infettare il bambino nel canale vaginale durante il parto, con conseguenze molto gravi come l’aborto spontaneo oppure infezioni neonatali. I primi tre mesi della gestazione sono i più vulnerabili perché il corpo della madre è concentrato sul bambino. Per questo motivo è importante, se non strettamente necessario, evitare di assumere qualsiasi farmaco se non davvero importante. Se proprio, invece, non ne potete fare a meno, ecco qualche consiglio su come sia possibile assumere l’augmentin in gravidanza e cosa comporta.

Le infezioni di origine batterica più conosciute in gravidanza sono date da quattro tipo di batteri: Listeria Monocytogenes, Streptococcus Aggalactiae, Chlamydua Trachomatis e Treoponema Pallidum. La Listeria è un batterio presente nel terreno, può essere introdotto tramite l’ingestione di alcuni alimenti come verdure crude, latte e derivati non trattati termicamente, pollame e carni. Questo batterio provoca la listeriosi, malattia che presenta sintomi di tipo influenzale, causando l’aborto spontaneo. Se il bambino contrae il batterio durante il parto il nascituro presenterà la meningite.

Lo Streptococcus è un batterio normalmente presente nel canale vaginale e nell’intestino ed è del tutto innocuo. Il problema si pone durante il parto dove, il bambino passando per il canale vaginale, può essere contaminato e presentare in seguito meningite o polmonite. La Chlamydia è una batterio trasmesso sessualmente, durante la gravidanza se contratta causa parto prematuro e congiuntivite o polmonite nel bambino. Il Treponema o meglio conosciuto come batterio che causa la sifilide provoca: morte del feto nell’utero, morte alla nascita e i bambini che riescono a sopravvivere al parto riscontrano alterazione negli organi.