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Category: Salute e benessere (page 1 of 3)

Tisane: Ricette facili, dimagranti e rilassanti

Tisane

In collaborazione con www.inran.it

Le tisane sono dei decotti effettuati con le parti delle erbe e delle piante medicinali. Il metodo più classico e casalingo per poter usufruire di tutte le capacità terapeutiche delle erbe medicinali. Per poter fare una buona tisana, che non abbia effetti collaterali, dobbiamo conoscere e seguire le ricette specifiche. Ogni decotto ha delle proprietà specifiche a seconda della mistura di erbe medicinali che vengono utilizzate. E così potremmo ottenere tisane drenanti o rilassanti a seconda degli ingredienti scelti e del tipo di preparazione. Lasciatevi guidare da un erborista o da un medico fitoterapico per conoscere le virtù delle erbe e capire come combinarle al meglio. Poi una semplice ricetta casalinga farà il resto. Voi limitatevi ad assumerla con regolarità. Si sa, con la fitoterapia ci vuole pazienza, non da risultati immediati, ma quando arrivano sono molto spesso definitivi. Quindi, armatevi di pazienza, un bollitore, le vostre erbe medicinali preferite e una tisaniera. Cuocete, lasciate in infusione e gustate.

Tisane: le ricette dimagranti

La tisana più famosa tra tutte quelle dimagranti è forse la tisana diuretica. Adatta sia per sgonfiare la pancia che per combattere la cellulite, la tisana diuretica viene fatta con erbe medicinali quali: equiseto, finocchio amaro, foglie di betulla, ortosiphon, foglie di frassino, prezzemolo, radice di tarassaco. Tutte queste erbe medicinali devono essere nella stessa quantità. Per fare un litro di tisana avremmo bisogno di 8 grammi di ciascuna di queste erbe, con i quali ottenere una miscela. Questa miscela verrà poi utilizzata per mono dosi da 2dl l’una ( una tazza, praticamente). Quindi prelevate 10 grammi id miscela a lasciateli in infusione per 10 minuti in 2 dl di acqua bollente. La tisana depurativa è pronta per essere bevuta. Assumendola ogni mattino a digiuno, enfatizzerete le sue proprietà terapeutiche.

Un’altra ricetta depurante e dimagrante, che permette anche di donare un certo senso di sazietà è quella della tisana anticellulite. In questa tisana, le cui dosi sono le stesse della precedente, si utilizzano: foglie di basilico, foglie di menta, lauro, efedra, lavanda, anice, alburno. Come per la precedente si devono mischiare 8 grammi di ciascuna erba medicinale in una unica miscela e poi prendere 10 g per fare la singola tazza.

Tisane: le ricette rilassanti

Le tisane rilassanti hanno in comune solitamente o la presenza del miele biologico oppure il biancospino. In questa ricetta in particolare, miele e biancospino sono entrambi compresi. In questo caso la ricetta è più quella di un decotto piuttosto che di una tisana. Per prepararla vi serviranno 6 tazze di acqua, 2 tazze di latte, mezza tazza di miele, 1 stecca di vaniglia, 2 cucchiai di fiori di biancospino e 4 cucchiai di thè di darjeeling che potete trovare in ogni erboristeria. Dovrete portare ad ebollizione acqua e latte. Appena bolle, aggiungete il miele e fate riprendere il bollore fino a che non si scioglie bene. Unite a questo punto la vaniglia e lasciate bollire altri 5 minuti. Spegnete il fuoco e fate riposare per 10 minuti. Trascorso questo tempo potete aggiungere gli altri ingredienti: i fiori di biancospino e le foglie di thè. Rimettete sul fuoco e fate bollire 5 minuti. Filtrate e gustate.

Il thè alla Melissa e pera fa parte ancora delle tisane rilassanti. In questo caso è presente il miele, sempre nella dose di mezza tazza, le solite 6 tazze di acqua, 4 cucchiai di thé di darjeeling, 2 cucchiai di foglie di melissa e 1 pera matura. Il procedimento prevede di mescolare acqua e miele e di portare ad ebollizione. Appena bolle, aggiungere la pera a pezzetti, far bollire per altri 5 minuti e spegnere il fuoco. Dopo 120 minuti di riposo, aggiungere gli altri ingredienti ( il thé e la melissa ) e riporre sul fuoco, lasciando bollire 5 minuti. Spegnere e filtrare.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale cos’è?

La terapia cognitivo-comportamentale (PCC) è un tipo di psicoterapia molto diffuso, per curare i principali disturbi psicopatologici come ansia e cambiamenti di umore. Il primo a sviluppare questa terapia è stato Aaron Beck negli anni sessanta del ventesimo secolo.

Il termine cognitivo-comportamentale si riferisce a tutti quei processi che avvengono nella mente (cognitivo) e ai comportamenti che manifestiamo (comportamentale). La terapia comportamentale aiuta a cambiare la relazione che c’è tra un dato comportamento e la reazione che si verifica in quel caso, inoltre aiuta a rilassarsi per poter pensare lucidamente sulle sensazioni che si provano e a riflettere su quello che si fa. La terapia cognitiva, invece, aiuta a trovare pensieri frequenti, schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà che avvengono quando proviamo un emozione negativa. Questa terapia è adatta per quelle persone che amplificano le proprie emozioni come ansia, rabbia, vergogna e depressione e le fanno perdurare nel tempo. Per esempio se parlare con le persone, stare in mezzo la gente , fare la spesa ci crea un ansia incontrollabile allora è caso di sottoporsi ad una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale. Tale terapia è basata sull’idea che pensieri e comportamento attuali effettuati nel presente, sono capaci di influenzare i nostri pensieri nel tempo.

Tramite questo trattamento finalizzato a migliorare i nostri pensieri rendendoli positivi, è possibile avere un miglioramento nel futuro in tempi molto brevi, evitando così di stazionare dal terapista per molto tempo. La PCC è pensata per guarire molti disturbi quali: depressione e disturbo bipolare, ansie, fobie, attacchi di panico, ipocondria, ossessioni e compulsioni, disfunzioni sessuali, abuso e dipendenza da alcol e droghe, problemi di coppia, di autostima e a scuola. Con l’aumentare dei casi di anoressia questa psicoterapia è stata di aiuto a moltissime ragazze, le quali sono riuscite a uscire dal circolo vizioso in cui erano bloccate.

Il raffreddore in gravidanza

raffreddore

Normalmente un raffreddore affligge una persona in media due o tre volte l’anno, ma non ce ne preoccupiamo più di tanto: uno starnuto e qualche doloretto alla gola e via. Ma una donna in gravidanza è bene che faccia più attenzione ai sintomi e si curi di sapere se il suo stato patologico, anche se in modo lievissimo, non possa causare qualche piccola sofferenza anche al nascituro.

Qualche starnuto, un po’ di mal di gola e se non si tratta di influenza (che porta altri sintomi, quali l’ aumento della temperatura corporea, dolori articolari, ecc.), continuo la mia vita normalmente e mi sopporto il mio raffreddore, anche due o tre volte l’ anno, poco male. Ma se sono una donna incinta, il raffreddore in gravidanza potrà nuocere al mio bambino?

Rischi per il feto

E’ bene esser chiari da subito: un normale raffreddore in gravidanza non comporta alcun rischio per il bambino. Si, è risaputo: una donna in gravidanza è un soggetto più carente del normale dal punto di vista delle difese immunitarie, ma le normali patologie “stagionali” possono essere prevenute anche semplicemente con un’ alimentazione appropriata: aumentiamo l’ introduzione del ferro con la dieta, ad esempio, mangiando fegato, spinaci, uova e carne. Assumiamo anche la vitamina C, magari con l’ utilizzo di integratori e magari anche lo zinco e l’ acido folico. Un’ ulteriore forma di prevenzione è, ovviamente, evitare repentini cambiamenti di temperatura e di trovarsi in mezzo a correnti d’ aria. Anche areare bene i locali prima di soggiornarvi è pratica molto consigliata.

Devo utilizzare medicinali?

Cerchiamo, nei limiti del possibile, di evitare l’ assunzione di farmaci per un banale raffreddore in gravidanza: tutto ciò che ingeriamo passa, attraverso il cordone ombelicale, al feto. In assoluto evitiamo l’ assunzione di Acido Acetilsalicilico (il principio attivo dell’ Aspirina, per intenderci, ma anche di altri farmaci più o meno conosciuti) e, se proprio non vi si può rinunciare e SEMPRE dopo aver consultato in merito il proprio medico, proviamo con il Paracetamolo.

Ma lo starnuto non danneggia il mio bambino?

Gli starnuti, nella stragrande maggioranza dei casi, non danneggiano in alcun modo il feto, nel caso di un raffreddore in gravidanza: il nascituro galleggia nel liquido amniotico che funziona da naturale ammortizzatore, una specie di “sospensione” che attutisce qualsiasi, urto, vibrazione, contrazione o altro movimento forte e repentino. Diverso è il discorso se la gravidanza presenta qualche patologia e/o, ad esempio, esista il rischio di distacco della placenta: in questi casi è ASSOLUTAMENTE NECESSARIO ricorrere all’ assistenza del proprio medico per farsi consigliare al meglio.

 

 

L’orticaria da stress in gravidanza

orticaria da stress

Il periodo della gravidanza per la maggior parte delle donne è un periodo davvero importante per il proprio corpo. In questa fase così delicata possono insorgere diversi disturbi, uno dei quali è proprio il prurito. Ma di cosa si tratta più specificatamente?

L’orticaria da stress colpisce il buon 20% della popolazione. Si tratta di una particolare condizione che si manifesta con la comparsa sulla pelle di pomfi rossi o pallidi, di varie dimensioni, generalmente molto pruriginosi.

Come si manifesta l’orticaria? Ecco qui di seguito i sintomi che si possono manifestare:

  • prurito molto intenso

  • eruzione improvvisa di pomfi che possono assumere diverse forme o dimensioni

  • durata del fenomeno variabile da pochi minuti a diverse ore (massimo 24 ore)

Il disagio che si prova a causa delle bollicine pruriginose può essere davvero imbarazzante, ma oltre a rinchiudersi in casa per qualche giorno cosa si può fare al riguardo? Dal momento che quasi tutti i farmaci di sintesi sono sconsigliati durante questa fase particolare, è possibile ricorrere a dei rimedi prettamente naturali. E’ stato dimostrato da una recente indagine che assumere erbe naturali per trattare diversi fastidi, possono rivelarsi davvero efficaci. Vediamo insieme quali sono questi rimedi naturali:

  • l’olio di Neem: grazie ai suoi principi attivi lenisce il prurito e calma al contempo stesso l’infiammazione

  • acqua di rose

  • impacchi fatti con acqua fredda e qualche goccia di olio essenziale come quello alla lavanda ad esempio, possono alleviare il disturbo

  • gel all’aloe vera da spalmare direttamente sulle zone interessate mattino e sera. Il beneficio che se ne trae è davvero notevole

  • spray anti arrossamento all’amamelide: è possibile reperirlo facilmente in farmacia oppure in erboristeria. E’ assolutamente da provare..

Tuttavia è consigliabile seguire scrupolosamente tutte le indicazioni del proprio ginecologo di fiducia. In genere l’orticaria da stress dura soltanto 24 ore, ma se torna ripetutamente allora in questo caso è bene recarsi da un dermatologo. Non utilizzare pomate o farmaci al cortisone se non autorizzati dal medico.

Come si modifica il corpo durante le settimane di gravidanza

Le settimane di gravidanza rappresentano un periodo di grandi mutamenti nel corpo femminile, mutamenti che servono a prepararlo a contenere l’ embrione e poi il feto, a sostenerlo, a nutrirlo e a dargli tutte quelle sostanze e quelle funzioni necessarie alla sua vita ed al suo sviluppo. Vediamo in dettaglio alcune di queste trasformazioni, suddivise per le varie parti del corpo femminile.

Apparato genitale

Il volume dell’utero nel corso di tutte le settimane di gravidanza acquista una capacità che può arrivare alle mille volte superiore la capacità di prima della gravidanza..

I genitali esterni assumono un colorito violaceo a causa della aumentata vascolarizzazione. Si ha una secrezione vaginale biancastra ed abbondante detta leucorrea gravidica.

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12 settimane di gravidanza
L’utero non è più rivolto verso l’avanti, ed è uscito dalla pelvi facendosi verticale

20 settimane di gravidanza
Alla ventesima settimana di gravidanza l’ utero assume le sembianze di una pera e raggiunge l’ombelico.

30 settimane di gravidanza
Si sviluppa il segmento uterino inferiore, estendendosi fino al corpo dell’utero. Il segmento uterino superiore è la parte “attiva dell’utero” perché è qui che trae origine la forza della contrazione.

36-38 settimane di gravidanza
L’utero raggiunge le sue massime dimensioni, fino al livello dello sterno.

Mutamenti a carico delle mammelle

Il seno aumenta di dimensioni, è presente un turgore diffuso a tutte le mammelle, si scuriscono le areole, i capezzoli e compaiono i cosiddetti Tubercoli del Montgomery, ghiandole che, durante la fase dell’ allattamento, provvederanno alla lubrificazione e disinfezione dell’ area mammaria a contatto con la bocca del bambino. Dal terzo trimestre è possibile che avvenga una secrezione di un liquido giallastro e gelatinoso, chiamato colostro.

Mutamenti metabolici

L’ aumento del peso corporeo, tra i 10 ed i 12 Kg, è ripartito in circa 6/7 Kg a carico del corpo della madre e circa 5/6 Kg a carico del feto, della placenta e del liquido amniotico.

Mutamenti a carico della pelle

E’ possibile una vasodilatazione cutanea generale e possono comparire degli eritemi palmari. Il colorito del viso diviene più scuro così come più scuro può farsi l’ addome al di sotto dell’ ombelico (la famosa “linea nigra”).

Psoriasi: come curarla in gravidanza

Psoriasi

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle. Le donne in gravidanza temono che tale problema possa arrecare danni al nascituro, ma in realtà non è così.

Uno studio statunitense ha appurato che proprio durante la gestazione le donne affette da psoriasi hanno avuto un netto miglioramento. Infatti durante la gravidanza l’organismo produce una quantità elevata di cortisolo (l’ormone dello stress), e proprio per tale temporaneo innalzamento i sintomi della malattia vengono sensibilmente ridotti.

Ma anche estrogeno e progesterone contribuiscono a mitigare la sintomatologia. Tuttavia una delle principali preoccupazioni delle donne affette da psoriasi in gravidanza è quella di poter trasmettere al loro pargoletto la patologia.

Statisticamente è stato comprovato che:

  • se uno dei genitori ha contratto la psoriasi, la probabilità che il loro bimbo possa contrarre la malattia è pari al 25%

  • se invece entrambi i genitori sono stati colpiti dalla malattia, allora in questo caso il rischio sale del 60- 70%

Quali sono i giusti trattamenti per combattere la psoriasi in gravidanza?

In caso di lesioni presenti durante i nove mesi di gestazione, è necessario ricordare a tutte le donne che la maggior parte delle terapie sistemiche presentano il rischio più o meno elevato di provocare al bambino malformazioni congenite.

Quindi durante la dolce attesa sono consigliate le terapie locali in maniera tale da ridurre le concentrazioni di farmaci che potrebbero essere trasferite dalla madre al figlio.

Ma se con l’utilizzo dei trattamenti locali la situazione degenera, in questo caso è possibile ricorrere all’utilizzo della fototerapia che consiste nell’esporsi ai raggi ultravioletti B.

Mentre i farmaci altamente sconsigliati durante questo periodo sono:

  1. Il metotrexate: in quanto aumenta il rischio di aborto o di anomalie dello scheletro del nascituro

  2. farmaci a base di acitretina: deve essere completamente evitata non solo durante la gestazione, ma deve essere sospesa da almeno due anni prima di iniziare una ipotetica gravidanza. Anche qui le probabilità di arrecare danni al bambino sono molto alte.

Di-cloro acetato DCA: cura low cost contro il cancro

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Recenti ricerche hanno dimostrato che esiste una cura low cost al cancro, che sembra non venga molto pubblicizzata a causa del fatto che non porterebbe a dei grandi guadagni: si tratta del di-cloro acetato, DCA.

Il di-cloro acetato, DCA provoca una regressione dei diversi tipi di cancro, tra cui quello al polmone, alla mammella e dei tumori al cervello. Ma perché se ne parla così poco? Naturalmente a causa di una questione economica e di guadagni. Di fatti, la cura costituirebbe una soluzione low cost al cancro, cosa che non viene molto gradita dalle grandi case farmaceutiche che detengono il possesso di questa fetta di mercato, purtroppo, molto redditizia.

Ma a che punto è la ricerca contro il cancro oggi? Recenti ricerche mediche condotte presso una Università canadese avrebbero confermato l’origine del cancro. Partendo dal presupposto che la morte cellulare e la continua sostituzione da parte del corpo di cellule nuove sia un processo che normalmente ed ogni giorno avviene in tutti noi, sembra che nelle cellule cancerose, il corpo abbia dimenticato come sostituire le cellule morenti a nuove cellule sane.

Questo processo verrebbe regolato dai mitocondri. In una cellula tumorale, i mitocondri sembrano perdere la capacità di dirigere la cellula verso la morte e la cellula malata diventa “immortale”, diffondendo nel corpo sempre più cellule malate. Recenti studi medici che utilizzano il DCA hanno dimostrato che questo composto può riattivare i mitocondri e ripristinare la funzione originale di “apoptosi” della mitocondriale e causare il restringimento delle dimensioni del tumore e della sua massa. Molte testimonianze hanno mostrato un’inversione della malattia e addirittura la remissione.

Per appurare la veridicità dei risultati favorevoli (scientificamente misurabili) sono state compiute in pochi giorni (a meno di una settimana) dall’inizio del trattamento con DCA molti test e tutti positivi. L’efficacia del di-cloro acetato sarebbe stata scoperta già qualche anno fa, ma per ovvi motivi, non se ne è parlato molto. Speriamo che qualcosa riesca a cambiare e che il diritto alla cura e alla salute degli ammalati prevalga sul dio denaro.

via: www.24hlive.it

Stress, per il 90% degli italiani è un problema

Stress

Stando a quanto emerge da uno studio condotto dall’Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico (Eurodap) ben il 90% degli italiani considera lo stress come una situazione insopportabile.

L’osservazione ha compiuto un’analisi attenta su un campione di 1.000 individui, svelando che in 9 casi su 10 i livelli di stress sarebbero eccessivi, tanto da generare almeno nella metà dei casi delle condizioni psicofisiche deleterie per la propria salute.

Tra le conseguenze più frequenti, l’affaticamento, l’ipertensione, i problemi di stomaco, le tensioni muscolari, le tachicardie, le palpitazioni, la cefalea, l’impotenza e tanto altro ancora.

Parestesia, sintomi e cura

 kw4, cloveska stopala, foto : Sasa Pahic Szabo

La parestesia è un disturbo della sensibilità degli arti superiori o inferiori (o di altre parti del corpo), con fenomeni sensitivi non ordinari quali – a titolo di esempio – un continu o formicolio localizzato, o l’impressione di subire delle piccole punture. Come intuibile, non sempre la parestesia è sintomo di qualche grave malattia e, anzi, è altamente probabile che ognuno di noi abbia avuto a che fare con essa almeno una volta nella vita: è la sensazione che si prova quando si è stati per diverso tempo con le gambe accavallate, o ci si è addormetati su un braccio o si ha preso la “scossa” colpendo violentemente un nervo situato nella zona del gomito.

parestesia

Da questa breve premessa è possibile effettuare una piccola distinzione: da una parte abbiamo infatti la parestesia che si verifica dinanzi al sollecitamento di un determinato organo (appunto, il colpo al gomito); dall’altra parte abbiamo invece la parestesia che sopraggiunge senza che vi sia stato alcun evento.

Se la parestesia non appartiene alla prima tipologia, bensì alla seconda, non rimane altro da fare che ricorrere alle cure del proprio medico di fiducia, il quale potrà ben consigliarvi alcune specifiche analisi per poter risalire all’origine del malessere. Intanto, potete comunque applicare delle cure generiche – di norma relative alla cura farmacologica di base fondata su immunosoppressori cortisonici, o altre specifiche creme che possano essere applicate sulle singole zone cutanee.

Nonostante solamente in piccoli casi possa essere sintomo di una patologia grave, il nostro consiglio è quello di non sottovalutare le caratteristiche della parestesia, e notare se la stessa compare in concomitanza con altri sintomi più specifici, come la perdita di conoscenza, difficoltà della respirazione, difficoltà a camminare, sensi di vertigini, paralisi, perdita della vista e altro ancora.

Acido Ialuronico, ecco a cosa serve e come usarlo!

Acidoialuronico

L’acido ialuronico è una sostanza che viene naturalmente prodotta dal nostro organismo per idratare e proteggere i tessuti attraverso la stimolazione della formazione di collagene: per il suo ruolo nel conferire alla pelle elasticità e morbidezza, l’acido ialuronico è oggi utilizzato ampiamente in campo dermatologico ed estetico. Ma in che modo?

L’acido ialuronico è oggi la sostanza base per la realizzazione dei moderni filler, trattamenti utilizzati per riempire e spianare le rughe del viso. Il filler contenente acido ialuronico è iniettato dal medico con un sottilissimo ago appena al di sotto delle rughe da trattare: l’effetto riempitivo emergerà in tempi molto rapidi e, pur non permanente (a causa del progressivo riassorbimento della sostanza), è comunque in grado di generare un risultato estetico particolarmente soddisfacente per qualche mese (trascorsi i quali si renderà nuovamente necessario intervenire con nuove iniezioni).

Non solo: oltre che per migliorare l’aspetto estetico mediante il riempimento delle rughe, l’acido ialuronico è oggi usato anche per correggere difetti estetici piuttosto gravosi, come cicatrici e altri “segni” del tempo, o di eventi incidenti. È inoltre possibile utilizzare l’acido ialuronico per conferire pienezza e volume in alcune aree del viso, come le labbra.

Proprio per le motivazioni di cui sopra i prodotti con acido ialuronico sono oggi disponibili anche nei comuni negozi che vendono prodotti di bellezza: si tratta, in evidenza, di prodotti che non hanno effetti incisivi così come accade con le iniezioni, ma che – in relazione al rapporto con il prezzo – possono comunque soddisfare le esigenze della maggior parte delle persone che desiderano conferire una migliore idratazione alla propria pelle.

Secondo alcune recenti ricerche, l’acido ialuronico sarebbe efficace anche nella cura e nella prevenzione dell’artrosi, una patologia degenerativa che coinvolge la cartilagine: l’acido è invece un componente fondamentale del liquido sinoviale contenuto nelle articolazioni, proprio per proteggere la cartilagine dall’usura e dalle fatiche.

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