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Category: Salute e benessere (page 2 of 3)

Via libera al sesso in gravidanza

gravidanza

Fare sesso in gravidanza fa bene. Pertanto, via libera – pur con qualche cautela – al divertimento sopra e sotto le lenzuola anche con l’avvicinarsi della nascita del bambino.

Secondo quanto rivelano le più recenti analisi, infatti, e salvo che non vi sia un’indicazione contraria da parte del medico, il sesso in gravidanza è un atto particolarmente benefico per la coppia, poiché contribuisce ad accrescere il legame e l’intimità dei partner, e far scoprire sensazioni che sono pressochè uniche.

Per quanto ovvio, nel fare del buon sesso in gravidanza occorrerà guardare con particolare attenzione al proprio “pancione”, facendo specifica cautela nel non assumere posizioni che potrebbero creare delle compressioni in questa parte del corpo.

La fantasia delle attività sessuali è comunque talmente vasta che non farete certamente fatica nell’individuare la posizione più eccitante e salutare per entrambi i protagonisti!

Bradicardia sintomi e terapia

bradicardia

La bradicardia è la diminuzione di frequenza del battito cardiaco al di sotto del range normale. Una forte diminuzione della frequenza molte volte può avere delle conseguenze non indifferenti, analoghe a quelle dell’arresto cardiaco.

La bradicardia può avere connotazioni patologiche oppure può essere una condizione del tutto normale. Nei soggetti adulti, si riscontra tale disturbo quando la frequenza cardiaca rimane al di sotto dei 60 battiti al minuto. Quando questo problema assume connotazioni patologiche è di vitale importanza intervenire, ove possibile, rimuovendo le cause che sono all’origine.

La bradicardia può essere:

  • lieve: interessa i soggetti che evidenziano una frequenza cardiaca compresa tra i 59 e 49 bpm. Si tratta in questo caso di un lieve scompenso

  • moderata: l’individuo evidenzia un calo nella soglia compresa tra i 49 e i 40 pbm. Già questo dato è sintomo di allarme

  • grave: si tratta di un calo drastico inferiore ai 40 bpm. Può indurre a varie complicanze, quali l’ipotensione e un calo della frequenza cardiaca

Quali sono i sintomi che si avvertono?

I sintomi comprendono:

  1. mancamenti

  2. vertigini

  3. dispnea

  4. stanchezza

  5. scompenso cardiaco

  6. sincope

  7. pre-sincope

Le cause possono essere diverse. Infatti può essere provocata da diminuita eccitabilità del sistema di conduzione cardiaco, da diminuita attività del simpatico, da sostanze chimiche che agiscono stimolando il nervo vago.

Secondo tali cause si distinguono bradicardie miogene, chimiche e neurogene.

Per quanto riguardano le bradicardie miogene, esse si manifestano nei gravi processi regressivi del miocardio e negli stati itterici. Sono invece bradicardie neurogene quelle da lesioni del sistema nervoso centrale e quelle da stimolazione vagale.

In caso di bradicardia, i trattamenti terapeutici vengono scelti in base alla causa eziologica al fine di intervenire direttamente sulle cause scatenanti e procedere ad una ripresa asintomatica.

In tal caso è possibile andare incontro a semplici terapie farmacologiche sino a veri interventi chirurgici di supporto o correttivi.

Gastrite, come riconoscere i principali sintomi

gastrite

Come noto, la gastrite è un problema ricorrente in milioni di italiani, che quotidianamente o per brevi lassi temporali, devono fronteggiare una sensazione di bruciore allo stomaco conseguente all’infiammazione della mucosa gastrica.

Fortunatamente, nella maggior parte delle ipotesi la gastrite non rappresenta un fenomeno di grave preoccupazione, anzi: le probabilità che il disturbo possa essere ricondotto a una condizione di nuova “normalità” in modo pressochè spontaneo (o, al limite, riconducendo in modo più sano ed equilibrato la propria alimentazione e lo stile di vita) sono elevatissime.

Tuttavia, vi sono altre ipotesi in cui è bene non sottovalutare il rischio che la gastrite possa divenire cronica, e possa altresì sfociare in problemi ancora più ingenti e preoccupanti. Meglio dunque comprendere fin da subito quali siano i sintomi della gastrite e, in caso di riscontro, contattare il proprio medico di fiducia al fine di comprendere quale possa essere la migliore cura per i propri fastidi.

Sintomi della gastrite

I sintomi della gastrite sono ben determinati in una serie di elementi che, in modo ricorrente, si possono individuare nei pazienti affetti da tale pregiudizio.

In primo luogo, sintomo “tradizionale” della gastrite è un intenso bruciore dello stomaco, che dopo i pasti (a volte, non sempre) può essere condotto in peggioramento (in altri pazienti, invece, il pasto costituisce un momento di sollievo). Altre motivazioni che possono essere facilmente individuate come i sintomi della gastrite sono nausea, vomito, diminuzione dell’appetito, eruttazione, gonfiore, senso di stomaco pieno immediatamente dopo i pasti, dimagrimento.

Ricordiamo che i sintomi cambiano a seconda che si tratti di una gastrite acuta (cioè, che compare improvvisamente: in questo caso abbonderanno i bruciori di stomaco e la nausea) o di gastrite cronica (che invece sarà contraddistinta prevalentemente dal dolore di stomaco e dalla perdita di appetito).

Tra i sintomi più rari, il sanguinamento gastrico.

Mononucleosi: cosa è e come riconoscerla

mononucleosi

La mononucleosi è una malattia infettiva di difficile diagnosi, conosciuta comunemente come “malattia del bacio“: la ragione di questa romantica (in apparenza) denominazione, è relativa al fatto che tale patologia viene trasmessa abitualmente attraverso la saliva. Più tecnicamente, invece, la mononucleosi è causata dal virus EBV (Epstein-Barr Virus), appartenente alla più nota famiglia degli herpes, e in grado di apportare sintomi come la stanchezza e l’incremento anormale di globuli bianchi. Ma come riconoscere la mononucleosi attraverso i principali sintomi?

Sintomi della mononucleosi

Cominciamo con il ricordare che i sintomi principali della mononucleosi sono purtroppo simili a quelli di un qualunque malanno invernale (elemento che, a ben vedere, ne rende ardua la riconoscibilità nelle fasi iniziali):

- febbre

- debolezza

- senso di malessere generale

- ingrossamento dei linfonodi

A rendere ancora più difficile la connotazione della mononucleosi è il fatto che il periodo di incubazione è molto lungo (tra i 30 e i 50 giorni). In ogni caso, è possibile cercare di individuare prontamente i sintomi, e gestire così il decorso della malattia.

La prima fase della mononucleosi è generalmente rappresentata da leggeri mal di testa, febbre lieve, scarso appetito, dolori muscolari diffusi. Se il virus non viene debellato dal sistema immunitario, la mononucleosi sfocia in febbre più elevata, faringite, linfoadenomegalia.

Successivamente, i sintomi si aggravano con la presenza di un elevato numero di cellule linfocitarie atipiche nel sangue, e con una debolezza cronica e spesso rilevante (e a volte in grado di durare per diverse settimane). Possono inoltre comparire ingrossamento della milza e orticaria, sofferenza epatica e altre complicanze nel medio termine.

Infine, tenete conto che l’insorgenza e la gravità dei sintomi dipende anche dall’età anagrafica in cui si contrae la malattia: quando la mononucleosi è contratta nell’infanzia, infatti, i sintomi sono talmente lievi da non essere quasi avvertiti.

Agopuntura per dimagrire: è realmente efficace?

agopuntura

L’agopuntura è una tecnica orientale, di provenienza principalmente cinese, i cui benefici sembrano essere vasti ma non sempre accertabili clinicamente. Domandiamoci pertanto, in questo aggiornamento, se l’agopuntura sia realmente efficace per dimagrire, e in che modo poter procedere positivamente a tale tecnica.

Agopuntura per dimagrire: funziona?

Il ricorso alla tecnica dell’agopuntura per scopi dimagranti non è certamente una novità nel mondo orientale e, più recentemente, in quello occidentale. Purtroppo, come spesso accade per altri utilizzi dell’agopuntura, è difficile dare una risposta alla domanda del nostro paragrafo: se infatti in alcuni casi i risultati ottenuti in termini di perdite di peso sono stati molto interessanti, in altri casi non si sono riscontrati benefici. È insomma molto difficile cercare di monitorare l’evoluzione del proprio peso, e l’effettiva efficacia di tale tecnica per dimagrire.

Quel che invece sembra certo è che il ricorso all’agopuntura per dimagrire cerca di scovare le cause di fondo del dimagrimento, andando quindi a mixare determinanti di natura fisica e psicologica, a loro volta sottostanti le condizioni di obesità. Si tenga inoltre conto che i trattamenti sono generalmente poco invasivi (non sono avvertiti dolori o fastidi) e che non ci sono quindi effetti negativi. Val quindi la perdita del tentar non nuoce?

Agopuntura per dimagrire: ecco come funziona

La risposta alla domanda che chiude il precedente paragrafo è naturalmente negativa. Sottoporsi all’agopuntura per semplice curiosità non è infatti il giusto modo per approcciare a questa tecnica. Meglio invece cercare di avvicinarsi all’agopuntura con coscienza e ottimismo, accompagnando tale tecnica a uno stile di vita nuovo e più equilibrato, e maggiormente rispettoso del proprio organismo.

Sancito quanto precede, ricordiamo che l’agopuntura viene effettuata utilizzando degli aghi sottilissimi e monouso, con i quali andare a toccare tra i 5 e i 20 punti nel nostro corpo (esistono, secondo la medicina cinese, diverse centinaia di punti energetici da stimolare).

Ebbene, sulla base della condizione fisica e psicologica, l’agopuntore cercherà di stimolare i giusti riferimenti energetici. Ecco alcuni esempi di “zone” nelle quali l’agopuntore cercherà di operare:

  • Orecchio: è una zona frequentemente stimolata da coloro i quali hanno problemi di fame compulsiva, e amano le abbuffate continue

  • Stomaco: spesso abbinato all’agopuntura nella zona dell’orecchio, è un’area nella quale si opera quando la fame è non solo compulsiva, ma accompagnata da problemi di digestione

  • Petto: si opera nella zona del petto, in parallelo ai polmoni, per cercare di ridurre il senso di eccesso nell’assunzione di cioccolata e dolci

  • Intimo: le zone intorno ai genitali femminili sono a volte utilizzate per cercare di attenuare gli squilibri che sorgono durante la menopausa e nelle sindrome premestruali

  • Reni: ritenzione idrica, stress, squilibrio ormonale e altri fattori possono essere interessati dall’agopuntura in queste zone

  • Tiroide: secondo alcuni, applicando degli aghi nella zona sarebbe possibile attenuare gli effetti dell’ipotiroidismo, stimolando il metabolismo.

Sancito quanto precede, e pur essendo l’agopuntura facente parte della medicina “alternativa”, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgervi al vostro medico di fiducia, ed evitare di avviare dei cicli terapeutici (per quanto privi di particolari controindicazioni) senza un preventivo consulto.

via: wikipedia.it

Orzaiolo: cause e sintomi

Orzaiolo

L’orzaiolo è un’infezione alla palpebra che provoca un rigonfiamento dovuto a un processo d’infiammazione a carico delle ghiandole sebacee delle ciglia.

Il rigonfiamento che si presenta somiglia a un brufolo ed è simile a un ascesso, nella maggior parte dei casi compare sulla parte esterna della palpebra ma ciò non esclude la palpebra interna. Simile a un foruncolo sarà molto compatto e tondo, accompagnato da dolore, gonfiore e arrossamento della palpebra.
Le cause principali sono due: scarsa igiene e contagio. La scarsa igiene personale è uno dei fattori maggiori che provocano quest’infezione infatti, se l’occhio non è pulito bene possono accumularsi batteri, in particolare gli stafilococchi. I batteri entrano nei follicoli provocando l’infezione che sarà seguita dall’infiammazione. Un altro modo per contrarre l’orzaiolo è essere contagiati, basta soltanto che la persona infetta tocchi con le mani sporche oppure, con un oggetto personale come l’asciugamano la persona sana, per contagiarla.

Chi è affetto da blefarite ovvero un’infiammazione cronica della palpebra, è più soggetta a contrarre l’orzaiolo rispetto a una persona sana.

Come detto in precedenza l’orzaiolo è molto fastidioso, i tempi di guarigione si aggirano intorno ai 2-4 giorni, anche se chi è più sensibile, impiega molto più tempo del solito a guarire. Nei casi gravi può capitare che l’orzaiolo si presenti di grosse dimensioni e pesante, in tal caso la persona affetta dall’infezione avrebbe molta difficoltà ad aprire l’occhio ostacolando così le normali funzionalità della palpebra.
Possiamo classificare l’orzaiolo in due categorie: esterno e interno. L’orzaiolo esterno compare sul bordo della palpebra e la causa è di origine batterica a carico dei follicoli, ha l’aspetto di un brufolo con all’interno del pus. L’orzaiolo interno invece, è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio a ridosso del bulbo oculare dovuto agli stafilococchi, se non curato questo genere di orzaiolo genera cisti dolorose.

Spina calcaneare: trattamenti

Spina calcaneare

La spina calcaneare se non viene trattata in un determinato modo può causare conseguenze anche gravi.

In particolare, chi pratica attività fisica che va a sollecitare la zone del tallone, può portare alla formazione di fascite plantare cronica e borsite del calcagno. La borsite è un infiammazione della borsa sierosa posta sotto il tendine d’Achille tra cute e tendine. In particolare è causata da spine retrocalcaneari. La fascite plantare è una infiammazione provocata dalla continua puntura da parte della spina calcaneare sulla fascia muscolare posta alla base del piede.

I trattamenti che vengono effettuati per alleviare il dolore sono classificati in conservativi e chirurgici. I trattamenti conservativi hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione e tenere sotto controllo il dolore. Si comincia con il tenere il piede a risposo e sospendere l’allenamento, in caso degli atleti, e applicare il ghiaccio. Nei casi gravi si somministra farmaci antinfiammatori, cortisone e si fa uso delle infiltrazioni. Quando sarà passata la fase di infiammazione acuta si possono usare scarpe con suole morbide oppure l’uso di cuscinetti in silicone da mettere nelle calzature in modo da poter camminare. È anche utile una terapia fisica in cui si fanno massaggi al polpaccio con ghiaccio, ionoforesi ed ultrasuoni.

Le onde d’urto usate per distruggere i calcoli renali, hanno lo stesso effetto sulla sporgenza ossea, riducendo così l’osso o addirittura facendolo scomparire del tutto. Il trattamento chirurgico è finalizzato in un intervento per eliminare completamente lo sperone oppure a resezione una parte della fascia plantare in modo da ridurre la tensione che si viene a creare.

L’intervento di solito si effettua in day hospital e non è invasivo, si utilizza l’anestesia locare. Il medico incide sul tallone rimuove la spina calcaneare, richiude tutto con il punti ed il gioco è fatto. È importante indossare sempre delle scarpe adatte per l’attività fisica ed in generale scarpe comode.

Primo trimestre di gravidanza

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Il primo trimestre di gravidanza come dice il nome comprende i primi tre mesi di gestazione. Questi sono i mesi più importanti per poter proseguire senza problemi. Molte volte le mamme in questo periodo ancora non sanno di essere incinte e anche se da fuori non si nota nulla, il corpo si sta preparando ad un grande cambiamento.

Subito dopo la fecondazione dell’ovulo nel sangue cominciano ad aumentare una moltitudine di ormoni come il progesterone e gli estrogeni. Seguire la gravidanza settimana per settimana è un idea geniale. Solo dopo che il ciclo non sarà comparso si cominceranno ad avvertire i primi segni come aumento del seno, nausea, cambiamenti nel gusto e nell’olfatto. Ogni gravidanza è una cosa a se e molte volte accade che la neo mamma non presenta nessun sintomo, oppure stia così male da non potersi muovere. Andando avanti nel tempo l’utero comincia ad aumentare di volume, la vagina e la vulva appaiono soffici. Verso la decima settimana la donna comincerà a prendere peso, il volume del sangue aumenta così cuore e polmoni devono lavorare di più. Vista la pressione sulla vescica si comincia ad avvertire un peso che porterà ad un aumento dello stimolo nell’urinare e le nausea mattutine cominceranno ad assalirvi. Queste scompariranno o si attenueranno verso la fine del quarto mese di gestazione.

È molto probabile che compaiono dolori simili a quelli delle mestruazioni, si ha molto più sonno del solito e se la nausea lo consente l’appetito aumenta. Possono presentarsi perdite di sangue che non sono sintomo di aborto spontaneo, ma in tutti i casi è sempre meglio consultare un ginecologo quando le cose non sembrano apposto. Bisogna evitare alcol, fumo, smog e gli ambienti in cui c’è molto fumo passivo.

La nicotina infatti invecchia la placenta e provoca un basso peso del bambino alla nascita. Per tutta la gravidanza, in particolare nei primi tre mesi quando si forma il feto, verrà consigliato di assume acido folico, in modo da evitare malformazioni come la spina bifida nel feto.

Alitosi: È possibile prevenirla? Se si come?

L’alitosi è possibile prevenirla tramite degli atteggiamenti che possiamo modificare nel corso della giornata. Come al solito una corretta ed equilibrata alimentazione aiuta grazie alla varietà di nutrimenti che assumiamo e alle loro proprietà intrinseche.

Ovviamente evitiamo gli alimenti che sappiamo hanno un odoro molto forte e pungente come cavolo, aglio, cipolla, verza e tutti quei cibi molto grassi come formaggi o ricchi di aminoacidi solforati, i quali per natura presentano zolfo nella struttura, che come sappiamo non ha un odore tra i più piacevoli. È implicito mettere da parte il tabacco e il caffè. Mangiamo molta frutta e verdura che grazie alle grosse quantità d’acqua promuovono la salivazione. Per il motivo opposto limitiamo l’uso degli alcolici, in quanto l’alcol si lega alle molecole d’acqua e provoca disidratazione.

La dieta mediterranea è la più indicata perché mangiando 5 volte al giorno limitiamo i lunghi intervalli tra i pasti. Le gomme e le caramelle aiutano molto alla produzione della saliva, ma preferiamole senza zuccheri e magari con xilitolo, utile per i denti. Di fondamentale importanza è la corretta igiene orale, scegliamo uno spazzolino adatto alla nostra bocca, non usatene uno con setole dure se avete le gengive delicate, peggiorereste la situazione. Oggi in commercio la scelta è molto vasta, così anche per il dentifricio, se avete dubbi potete chiedere al vostro dentista indicazioni precise su che modello fa per voi.

L’uso del collutorio anche gioca il suo ruolo, essi riducono o eliminano temporaneamente l’alitosi. Quelli che contengono Clorexidina e Cetilpiridinoclururo abbassano la carica batterica e sono particolarmente indicati per chi soffre di parodontite. In commercio negli ultimi tempi sono stati sponsorizzati molti rimedi sotto forma di collutori i quali promettono di andare all’origine del problema andando ad eliminare i batteri che proliferano nel cavo orale.

Colone irritabile e pancia gonfia: possono dipendere dal colesterolo alto?

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Non esiste una diretta correlazione tra le tre diverse patologie, ma sconfiggere l’una può aiutarci a sconfiggere le altre. Vediamo come.

La sindrome del colon irritabile è piuttosto fastidiosa. È accompagnata da pancia gonfia e irregolarità intestinale, con episodi non troppo sporadici di stipsi e diarrea. Non esiste una diretta correlazione tra la sindrome del colon irritabile, e quindi al presenza di pancia gonfia e i valori di colesterolo alto, ma una cosa è certa: eliminare il colesterolo alto con una opportuna dieta, ci aiuterà anche a eliminare i problemi connessi al colon irritabile. Questo perché per eliminare il colesterolo alto si deve tenere un regime alimentare molto simile a quello dedito all’eliminazione della pancia gonfia: molte fibre, poco zucchero, niente grassi composti, meglio anzi niente grassi in assoluto, e tanta, ma tanta acqua, da bere durante tutto l’arco della giornata, meglio se lontano dai pasti.

Insomma, esistono delle linee guida della dieta che possono aiutarci a sia a combattere il colesterolo alto che la pancia gonfia. Le fibre, ad esempio. Mangiare tanta frutta e verdura ricca in fibre, permette di regolarizzare l’intestino e di conseguenza combattere la pancia gonfia e la sindrome del colon irritabile. Fate attenzione però. I primi giorni in cui aumenterete le fibre nella dieta, la pancia tenderà a gonfiare ancora più del solito. È questione di abitudine. Il colon irritabile ha difficoltà a espellere le fibre velocemente queste si depositeranno sulle pareti intestinali gonfiando ulteriormente la pancia. Ma questo piccolo problema vi durerà solo qualche giorno. Passati i primi tempi, infatti, starete meglio e potrete notare i primi benefici. La regolarizzazione dell’intestino, avrà dei benefici anche sul vostro umore. Starete meglio, vi sentirete meno stressati e affronterete meglio la giornata.

Dunque è possibile ridurre con la sola alimentazione sia la sindrome del colon irritabile, che la fastidiosa presenza della pancia gonfia e il colesterolo alto? La risposta potrebbe essere sì. Ma solo dopo aver parlato con il vostro medico, che vi saprà definire i termini giusti per la cura, scoprirà con esami specifici le cause del vostro disagio e vi consiglierà sul da farsi. Mai fare da soli. La dieta deve essere prescritta da un medico competente che terrà conto di tutti i vostri problemi. Ad esempio, se la patologia del colon irritabile vi porta anche a problemi legati alla presenza di diverticoli, alcuni tipi di verdura è bene che gli escludiate.

Questo significa che una alimentazione sana potrebbe non essere sufficiente per guarire da tutte e tre le patologie. dipende da cosa sono scatenate.

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